the book of the jungle

giovedì, novembre 05, 2009

Influenza N1H1

Non so voi, ma questo stillicidio di notizie sui morti per l’Influenza mi fa uscire di testa. Fino ad un mese fa il vaccino non era ancora stato “ultimato” adesso la OMS ci invita tutti a vaccinarci….ma l’hanno provato? Non ci saranno delle reazioni collaterali che magari non sappiamo più pericolose dell’influenza stessa? Non sarà una colossale operazione di Marketing? Perché non dicono che l’influenza stagionale provoca ogni anno un numero maggiore di vittime? Perché non specificano che i morti sono comunque persone con patologie pregresse? Perché ci vogliono sempre prendere per il culo, trattandoci da pecoroni ignoranti, che al primo allarme si spaventano e fanno tutto quello che ci dicono? Perché non ci RIBELLIAMO????

Per buttarla sul ridere, voglio descrivere i cartelli che da qualche mese sono comparsi in ufficio -

Entrambi affissi sulla bacheca, insieme alle comunicazioni importanti, tipo la costante perdita delle azioni aziendali.

Semplici gesti per limitare il diffondersi dell’infezione:
Lavatevi frequentemente e accuratamente le mani con acqua e sapone, o soluzioni detergenti a base di alcol (sempre per rimanere in tema “marketing”)

Copritevi bocca e naso con un fazzoletto di carta quando starnutite o tossite. Gettate il fazzoletto usato nella spazzatura e lavatevi le mani – (se sei in tram o metropolitana ? vorrei capire se devo scendere e cercare un lavandino)

Se avvertite i sintomi dell’influenza:
se siete a casa: non andate al lavoro, chiamate il vostro dottore e il vostro capo (non c’è alcun dubbio la prima cosa che evito è andare a lavorare)
se siete a lavoro: informate la direzione, andate a casa e chiamate il dottore (possibilmente contagiate anche il capo e i colleghi)

Consigli utili

Lavatevi le mani correttamente
Bagnatevi le mani con l’acqua (si, si, proprio con quella che esce dal rubinetto)
Utilizzate tanto sapone quanto necessario a insaponare le mani completamente (E’ gratis, sfruttatelo!)
Strofinate i palmi
Palmo destro su dorso sinistro incrociando le dita e viceversa
Palmo a palmo intrecciando le dita
Dorso delle dita contro il palmo con le dita serrate
Sfregate ruotando il pollice sinistro con il palmo destro e viceversa
Sfregate ruotando in senso orario e antiorario la punta delle dita della mano destra nel palmo e viceversa
Risciacquate con l’acqua (sempre quella di prima)
Asciugatevi le mani accuratamente con una salvietta monouso
Utilizzate la salvietta per chiudere il rubinetto (????????????)

Lavatevi sempre le mani
dopo:
aver starnutito, tossito o soffiato il naso
aver usato il bagno
aver usato il trasporto pubblico
Prima e dopo:
aver mangiato

Sinceramente sono delle precauzioni basiche, che mi hanno insegnato sin dai tempi dell’asilo e che ritenevo comuni a tutte le persone “civilizzate”, ma se hanno ritenuto necessario affiggere dei cartelli è chiaro che si sono accorti che la maggior parte della gente non segue le norme basiche dell’igiene personali ed il pensare che passo la maggior parte della mia vita con codeste persone mi fa un po’ raccapricciare.

venerdì, ottobre 30, 2009

Ancora lavoro

Credo che il mio sia l’unico caso in cui l’impiegato chiede all’azienda di poter fare di più ed i suoi desideri non vengono esauriti – se è per quello non vengono neanche ascoltate le ragioni per cui l’impiegato è scarico e nemmeno vengono messe alla prova le sue reali capacità.
Da quando sono tornata in Italia ho lavorato per due multinazionali che
1° NON mi hanno fatto nessun tipo di training sulle mansioni della posizione ricercata
2° NON mi hanno mai fatto conoscere i prodotti che produce/vende l'azienda
3° NON mi hanno mai detto quali erano le mie responsabilità, con chi o che cosa dovevo misurarmi
ma soprattutto
4° NON hanno mai dato peso alla funzione della mia posizione
In breve, vengo al lavoro, timbro, leggo le e-mail, rispondo a clienti disperati, carico qualche ordine, fatturo quello che mi manda il magazzino e poco altro. Da quando faccio 6 ore ho meno tempo per annoiarmi, ma diciamo che sono ancora “scarica”. Non so se sono io che ho una capacità fuori da comune di essere multi task, oppure le cose che faccio sono davvero poche – eppure vedo le altre colleghe oppresse da kg di carta sulla scrivania (tutta dissimulazione?) e sudate per tutte e 8 le ore (sarà il riscaldamento troppo alto?).
Non ho mai avuto ambizioni di carriera – certo fare per 35/40 anni un lavoro che ti dia un minimo di soddisfazione personale ed economica è meglio che fare il cammello tutta la vita, però non ho mai desiderato fare il “CAPO”, sebbene quando lo sono stata, so di aver agito nel bene dell’azienda e delle mie colleghe.
Ecco, il “CAPO” – nel mio immaginario forse infantile e naif, è la persona che sa TUTTO, conosce il prodotto, ha carisma con i clienti, conosce tutte le strategie commerciali e di marketing, sa come muoversi nel marasma della concorrenza e naturalmente si sceglie i collaboratori che ritiene più simili a lui, li forma, trasmette tutte le sue conoscenze e si aspetta che questi li possano davvero sostenere durante gli spostamenti o le assenze. Tutto falso. Mi sono sempre toccati capi insicuri, che non hanno la minima idea di come delegare ai propri collaboratori, che non formano gli assistenti, che non trasmettono informazioni, lasciandoli nella più completa disperazione in loro assenza – un trucco per rimanere sempre sulla cresta dell’onda? Forse facendo così sono sicuri che il collaboratore non gli rubi mai il posto? Oppure fanno vedere ai propri superiori che senza di loro l’ufficio semplicemente non sa dove andare a parare?
Spesso mi domando se il “darla via” aiuterebbe in qualche modo a superare questo “empasse” ma poi guardo i miei capi / dirigenti – tutti troppo impegnati a parlare al telefonino (aziendale), a riunirsi alla macchinetta del caffè per parlare delle loro nuove auto (aziendali), oppure decidere dove trascorrere le meravigliose vacanze (pagate dall’azienda? ) ma anche dov’è meglio andare a sciare quest’inverno. Non credo che una passera in più li distoglierebbe dalle cose veramente importanti delle loro vite – e poi sono sicura che “DOPO” si chiederebbero “ma chi era questa? E perché l’abbiamo assunta? Ma soprattutto che VUOLE??”
Forse sono una delle poche che crede ancora di valere di più come lavoratrice che come “amante” e vorrei solo che mi fossero riconosciuti i meriti che credo possedere, ma soprattutto farebbe comodo un po’ di chiarezza e di trasparenza all’interno delle aziende – del tipo chi fa cosa.
Ma certo, dimenticavo che siamo in Italia – l’intero Paese è governato in questo modo ridicolo, che cosa vogliamo aspettarci. …

giovedì, ottobre 29, 2009

Quesito del giorno

Qualcuno mi sa spiegare perché se delle “signore” come la Nina Moric (33 anni) e la Demi Moore (47) si trombano o addirittura si sposano con dei “giovani” di 25 e 31 anni rispettivamente, sono considerate delle maliarde, mangiatrici di carne tenera ed approfittatrici di poveri giovincelli imberbi.
Mentre se dei vecchi panzoni alla stregua di Roberto Cenci (46 anni) e Flavio Briatore (59) si trombano o addirittura sposano le giovani Chiara Masciotta (25 anni) ed Elisabetta Gregoraci (29) nessuno dice niente.

venerdì, ottobre 16, 2009

Morale del giorno


venerdì, ottobre 09, 2009

"Mamma che gli farei!"


"Ha ragione la Clerici (che NON sono io, N.d.r.)a dire che manco se si mette nuda in tv riesce a batterlo. Ormai tra lui e Bova non so chi scegliere e infatti non mi perdo una puntata della fiscion». Scene di ordinaria quotidianità all’edicola sotto casa, dialogo tra due casalinghe romane. Che potrebbero tranquillamente essere sciure milanesi, madame torinesi o cummari siciliane.



Perché il lui in questione è Gabriel Garko, l’uomo che non solo ha dato pure una sonora batosta al Premier e alle sue case per i terremotati, ma ha fatto sbarellare il pubblico femminile. Dalla liceale alla pensionata, dalla shampista alla carrierista.


Garko, dopo anni di gavetta e tentativi di sfondare al cinema, nell’attesa del grande ruolo da protagonista, può finalmente prendersi la rivincita su tutti quelli che non avrebbero scommesso due lire su lui come attore, e che per anni lo hanno etichettato come "bello e presuntuoso": «La storia del tirarsela è nata in tv (dice sulle pagine di Oggi) Perché io lì non ci so stare, sono imbranato, a disagio. E sulla scelta di vivere un po' defilato dalla mondanità, da molti considerato segno di spocchiosità, replica: «Vedi, oggi è un carosello di belloni che mostrano in video i pettorali e raccontano la storia del proprio ombelico. Per alimentare i sogni del pubblico devi vivere un po' nel mistero, avere carisma, non sputtanare la tua faccia in giro. Io faccio l’attore ma nel privato sono un uomo normale. Amo le cose semplici, la vita in campagna, la famiglia».
(Ma se anche te la tirassi, ne avresti ogni diritto!!!! )


«Adoro fare i cattivi, perché i bravi ragazzi sono spesso stucchevoli. Sono i personaggi un po’ perversi, devastati da esperienze difficili quelli che più mi attraggono e che incantano le donne. Il proibito attira sempre».


SI GABRIEL!!!! AVANTI COSì!!!!!!!!

giovedì, ottobre 08, 2009

C’era una volta il sesso debole…

Il 2009, finora, è stato foriero di successi per l’Italia, ma tutti all’insegna del rosa.
Solo pochi giorni fa la nazionale femminile di pallavolo ha vinto i campionati europei battendo in finale con un netto 3-0 l’Olanda. I mondiali di nuoto a Roma hanno confermato, come se ce ne fosse bisogno, il talento della Pellegrini (oro nei 400 e 200 stile libero) e ci hanno fatto conoscere meglio Alessia Filippi (regina dei 1500 e bronzo negli 800 stile libero). I campionati del mondo della città capitolina hanno acceso i riflettori su Beatrice Adelizzi che ha ammaliato tutti con la sua leggiadrìa nel nuoto sincronizzato, permettendole di conquistare la medaglia di bronzo, e hanno riportato di nuovo sul podio Tania Cagnotto, da sola ma anche insieme a Francesca Dallapè nel sincro in coppia.
L’estate sul cemento americano, poi, ha consacrato la Pennetta tra le prime dieci tenniste del mondo..
Poco più di un anno fa Valentina Vezzali ha vinto l’oro alle Olimpiadi estive di Pechino e ora ai Mondiali ad Antalya, la mamma spadaccina d’Italia, nella prova a squadre, ha guidato al trionfole azzurre insieme a Margherita Granbassi (anche lei medaglia di bronzo a Pechino), Elisa Di Francisca e Arianna Errigo (con queste ultime due che hanno già vinto il bronzo nella prova individuale).
A 44 anni suonati Josefa Idem non si ferma, ma vuole proseguire la sua già straordinaria carriera. L’ha dimostrato quest’estate quand’è salita sul terzo gradino del podio ai mondiali canadesi di Dartmouth nella finale del K1 500.
E non dimentichiamo quelle donne che contribuiscono a tenere alti i colori azzurri ma nella gran parte dei casi passano in secondo piano se non addirittura inosservate, evidenziando le delusioni che lo sport ha regalato al cosiddetto sesso forte.
Ce n’è abbastanza per sfatare il tabù che definisce le donne sesso debole, ma purtroppo l’Italia è solo al 66° posto al MONDO per le Pari opportunità.

mercoledì, ottobre 07, 2009

Dove diavolo siete finite, donne italiane?

Vi confesso che sempre più spesso mi interrogo su noi donne, sui nostri misteri e sulla nostra natura un po’ mistica, che nemmeno noi probabilmente comprendiamo fino in fondo.
Negli anni ‘70 c’era il femminismo insieme a tanti rivolgimenti sociali e forse le donne che allora erano giovani si aspettavano, nel 2009, di trovare ai vertici della cultura, della politica e dell’economia un maggior numero di donne. Una sorta di allegra invasione per giungere al potere come e con i coetanei uomini. Invece no, non è andata così; In circa 40 anni la conquista di spazio da parte delle donne è rimasta limitata, per vari motivi. Già, ma quali?

Siete sicure di aver fatto abbastanza?

Nella mia ottica, per esempio, il vedere raggiunto un certo numero (imposto) di donne candidate in politica, non dovrebbe essere una gentile concessione del capoccia (maschio) di turno, ma una semplice quanto efficace evoluzione della società moderna italiana: in altri termini, il raggiungimento di un obiettivo che sarebbe utile per tutti, specie in materia di famiglia, giovani e tanto altro.
Invece da molto tempo a questa parte per esempio, in molti aspetti della politica e persino nelle intercettazioni telefoniche, si intravede un’immagine più che degradata del genere femminile. Un sesso che viene considerato alla stregua dei capi di bestiame da far passare tra uomo e uomo col fine di ottenere favori o posizioni. Siamo una debole minoranza a cui viene dato ogni tanto un contentino, chiacchierando allegramente di quote rosa; certo, poi sarebbe interessante sapere se le nostre rappresentanti femminili sono contente dei nomi che le rappresentano in Parlamento, a partire dall’emblematico paradosso di trovarsi come ministra delle pari opportunità una che ha fatto strada facendo un calendario seminuda. Spesso poi ci tocca difenderci da attacchi a leggi che negli altri paesi sono date per assodate da più di mezzo secolo: basti pensare alla legge 194 o al fatto che fino a non molto tempo fa il reato di adulterio fosse a carico della moglie.
In Rwanda e Iraq (!), (non in paesi del Nord Europa), ci sono più donne parlamentari che uomini, come mai? Le quote rosa in molte nazioni sono state messe, imposte e poi tolte quando le donne sono state presenti e inserite nei vari ambiti.Certo, ovviamente tutte queste belle cose si possono fare solo se le leggi vengono pensate e messe in pratica da uomini e donne insieme, quindi non solo dagli uomini. Sì perché le leggi fatte dagli uomini saranno sicuramente fatte male sia per le donne che per tanti altri contesti. Per questo, donne, mi appello a voi: dove siete finite? È che mancate tanto, tantissimo in questa strana società italiana e nel 2009 vorrei vederci in altre posizioni, differenti da quelle che ci vogliono solo “in ginocchio sotto le scrivanie” o, peggio, utili solo come corpi da vendere all’homo videns de’ noantri. Sì perché basta accendere la tv su un qualsiasi canale per scoprire che la nostra funzione è quella di intrattenitrice o oggetto di piacere maschile. È davvero necessario che persino nei quiz (pensiamo alla ruota della fortuna, per esempio), ci vengano mostrate delle donne mezze nude per allietare e rallegrare il morale del maschio italiano? E ancora, perché nelle trasmissioni ci sono più ospiti maschi, e se ci sono delle donne, sono presenti in qualità di “fighe”?Che poi, parliamoci chiaro, se chi crea i palinsesti della tv italiana reputa tutti i maschi italiani (o meglio, chi guarda la spazzatura televisiva italiana) così imbecilli, semplici ed ignoranti da ricercare solo un certo tipo di programmi, il problema è che nessuna donna italiana si sia mai chiesta perché ci sia il bisogno di mostrarsi in questo modo.
Circa un anno fa uscì sul Financial Times un articolo proprio sulle donne italiane; pezzo in cui l’autore sosteneva che le donne italiane apparivano come delle poverette vogliose soltanto di fare strada diventando veline o sfruttando il loro corpo. Adrian Michaels, uno che dell’Italia non so quanto avesse capito, chiamò questa tendenza “Naked Ambition”: donne italiane, ci stava dicendo che l’andazzo ci andava più che bene, che la vita era bella così, con qualche regalo fatto da anziani paternalisti, una bella scorta di scarpe, e via andare. Come se in fondo in fondo ci piacesse allietare i maschi italiani mostrando generose scollature e il sedere, e che in verità del cervello non ci interessa più di tanto, perché non lo usiamo. Ma come?!
Donne dove siete? Non vi sento. Sotto sotto, io lo so che queste non sono le vere donne italiane, ma allora alziamo la voce e prendiamo possesso delle posizioni che ci competono. Se l’Italia non è proprio un bellissimo posto, è anche perché manca una forte componente femminile da ogni parte.
E la religione cattolica, forse una tra le più maschiliste che esistano, di certo non ci ha mai aiutato. Per dire, persino nella civilissima e modernissima Milano ci sono ancora diversi ospedali che si rifiutano di fare un’epidurale durante il parto, per la serie “libero arbitrio”: del resto c’era qualcuno che diceva “partorirai con dolore”, no? Quindi chissenefrega, del nostro dolore e la nostra volontà.
L’Italia è il paese occidentale con il maggior numero di parti over 40. Se poi una donna sta cercando un lavoro ed il suo ipotetico datore fiuta il pericolo di una gravidanza, sono guai, siamo uno dei paesi europei in cui più donne dopo la maternità non tornano a lavorare.
E se una donna desidera fare carriera: a parità dei coetanei maschi guadagnano meno.
Purtroppo per fare una “rivoluzione” in un paese come questo, bisognerebbe cambiare sé stessi. Ma con l’intelligenza, non con l’orgoglio italiano-regionale-provinciale che serve soltanto a calpestare i problemi. È ovvio che ognuno ha la sua cultura, le sue tradizioni, le sue abitudini, ecc…ma noi ci differenziamo a priori, perché mentre negli altri paesi c’è un’alternativa, qui no. Non c’è scelta. Se cambi canale altre donne mercificheranno il proprio corpo, magari senza saperlo; e altri uomini godranno alla vista di culi e tette. Perché se “l’image” di cui si parlava nel Financial Times è questa, vuol dire che sono la tv e la non-cultura del nostro paese che contribuiscono a rinforzare con vigore il ritratto di questa donna italiana nel mondo.
Il modello comune di molte adolescenti è la show-girl, considerata fortunata, e intanto le ragazze laureate non trovano lavoro o vengono sfruttate, più dei maschi, con paghe mensili da fame. Non mi stupisce quindi che all’estero venga fuori un ritratto negativo di un paese in cui ancora non esistono sostegni per le donne che lavorano. Donne, dove caspita siete finite?
Non so se avete poi notato che sembra che ci violentino solamente durante le campagne elettorali, come se negli altri giorni dell’anno non ci fossero stupri. Purtroppo non è così. È che nessuna protesta o pretende maggiori tutele. E in questo paese sapete bene che se una cosa non viene detta alla tv, non esiste.

 

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