Mi sono sempre chiesta cosa spingesse i miei professori a scrivere ogni anno, su ogni pagella, la frase “è intelligente, ma non si applica” oppure “non sfrutta appieno le sue capacità” – ora, la mia domanda sorge spontanea: ma loro cosa ne sanno di quali sono le mie capacità o se mi applico? La mia vita grazie al cielo continuava anche dopo la scuola e certamente fuori da quelle 4 mura ero una persona completamente diversa; perché i professori che vedono centinaia di studenti al giorno, migliaia all’anno, centinaia di migliaia durante la loro carriera, potevano permettersi di scrivere quel giudizio così risolutivo e definitivo ? e se io invece avessi studiato 8 ore al giorno e davvero quello era il mio massimo? Mi avrebbero fatto sentire ancora peggio, sentendomi definire una selettiva che si dedicava poco allo studio.
Tutto questo preambolo perché nel mondo del lavoro succede lo stesso – finché lavoravo spaccandomi gli occhi al computer, ammazzandomi di ora di straordinario, offrendomi sempre volontaria per aiutare tutti, raggiungendo traguardi importanti, nessuno mi considerava, sarei finita a fare lo stesso misero lavoro per tutta la vita finché non fosse sopraggiunta (nel migliore dei casi, con molto ottimismo) l’ora della pensione. Adesso che faccio il minimo indispensabile, non regalando neanche un minuto di straordinario, trovando ogni occasione per stare a casa e limitandomi alla mia mera funzione, a volte trattando anche male i colleghi, dando risposte acidelle... ecco che improvvisamente ricevo complimenti e riconoscimenti, con inviti a prendere parte ad incontri e riunioni riservati ai “managers” (UOMINI naturalmente tanti, DONNE pochissime), dove si parla di temi scottanti come il budget e l’influenza della crisi mondiali sui nostri mercati potenziali. Eppure sto invecchiando e le minigonne non le metto più da tempo - sarà che sono attorniata da un manico di masochisti?
martedì, maggio 05, 2009
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