Ieri ho “sferrato” il mio attacco al capo…”sai, visto il momento di forte crisi, vengo incontro all’azienda chiedendo di ridurmi l’orario di lavoro e lo stipendio” – risposta: ti faremo sapere.
Ho chiesto il part-time a 6 ore, che di certo sarà una sofferenza a livello di decurtazione dello stipendio, ma insomma non posso fare altrimenti. A parte le sacrosante ragioni personali, l’idea di passare 8 ore chiusa in questo tugurio senza finestre, dove i cessi alla turca sono perennemente sporchi, dove l’età media (e il livello culturale) delle colleghe (e alcuni colleghi) è anni luce da me, ma soprattutto dove sarei destinata a fare da pinguina per tutta la vita – mi mette ancora più in ansia. Essere pagata 200/300 euro in più per passare il resto dei miei giorni a caricare ordini, prenotare voli ed hotel per il personale viaggiante e rispondere ai clienti che vogliono sapere la data di partenza della merce non mi rende la donna più felice del mondo, e quindi ben venga la diminuzione del salario se in cambio posso uscire alle 15:30/16:00, godere ancora di qualche ora di luce, passare più tempo con mio figlio, che almeno qualche soddisfazione me la dà. Purtroppo siamo in Italia e come già ripetuto fin troppe volte, una donna di quasi 40 anni che parla 5 lingue straniere e che sa fare pressoché di tutto non è considerata una figura fondamentale all’interno dell’azienda – ci sarà sempre un UOMO che occuperà una posizione più remunerata, più prestigiosa, più soddisfacente della tua.
La prossima vita, voglio nascere uomo.

2 commenti:
beh in bocca al lupo.
il problema è che di sicuro anche se non te lo riconoscono in nessun modo loro sanno che tu ti fai il mazzo e fai un gran lavoro e quindi magari non sono molto propensi a cedere. Ma spero proprio di sbagliarmi. Con meno ore di lavoro la qualità della vita di sicuro ne guadagna.
Tu dici che sanno le attività che io svolgo quotidianamente? Io lo dubito - però attendo con fiducia una risposta positiva.
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