venerdì, ottobre 30, 2009

Ancora lavoro

Credo che il mio sia l’unico caso in cui l’impiegato chiede all’azienda di poter fare di più ed i suoi desideri non vengono esauriti – se è per quello non vengono neanche ascoltate le ragioni per cui l’impiegato è scarico e nemmeno vengono messe alla prova le sue reali capacità.
Da quando sono tornata in Italia ho lavorato per due multinazionali che
1° NON mi hanno fatto nessun tipo di training sulle mansioni della posizione ricercata
2° NON mi hanno mai fatto conoscere i prodotti che produce/vende l'azienda
3° NON mi hanno mai detto quali erano le mie responsabilità, con chi o che cosa dovevo misurarmi
ma soprattutto
4° NON hanno mai dato peso alla funzione della mia posizione
In breve, vengo al lavoro, timbro, leggo le e-mail, rispondo a clienti disperati, carico qualche ordine, fatturo quello che mi manda il magazzino e poco altro. Da quando faccio 6 ore ho meno tempo per annoiarmi, ma diciamo che sono ancora “scarica”. Non so se sono io che ho una capacità fuori da comune di essere multi task, oppure le cose che faccio sono davvero poche – eppure vedo le altre colleghe oppresse da kg di carta sulla scrivania (tutta dissimulazione?) e sudate per tutte e 8 le ore (sarà il riscaldamento troppo alto?).
Non ho mai avuto ambizioni di carriera – certo fare per 35/40 anni un lavoro che ti dia un minimo di soddisfazione personale ed economica è meglio che fare il cammello tutta la vita, però non ho mai desiderato fare il “CAPO”, sebbene quando lo sono stata, so di aver agito nel bene dell’azienda e delle mie colleghe.
Ecco, il “CAPO” – nel mio immaginario forse infantile e naif, è la persona che sa TUTTO, conosce il prodotto, ha carisma con i clienti, conosce tutte le strategie commerciali e di marketing, sa come muoversi nel marasma della concorrenza e naturalmente si sceglie i collaboratori che ritiene più simili a lui, li forma, trasmette tutte le sue conoscenze e si aspetta che questi li possano davvero sostenere durante gli spostamenti o le assenze. Tutto falso. Mi sono sempre toccati capi insicuri, che non hanno la minima idea di come delegare ai propri collaboratori, che non formano gli assistenti, che non trasmettono informazioni, lasciandoli nella più completa disperazione in loro assenza – un trucco per rimanere sempre sulla cresta dell’onda? Forse facendo così sono sicuri che il collaboratore non gli rubi mai il posto? Oppure fanno vedere ai propri superiori che senza di loro l’ufficio semplicemente non sa dove andare a parare?
Spesso mi domando se il “darla via” aiuterebbe in qualche modo a superare questo “empasse” ma poi guardo i miei capi / dirigenti – tutti troppo impegnati a parlare al telefonino (aziendale), a riunirsi alla macchinetta del caffè per parlare delle loro nuove auto (aziendali), oppure decidere dove trascorrere le meravigliose vacanze (pagate dall’azienda? ) ma anche dov’è meglio andare a sciare quest’inverno. Non credo che una passera in più li distoglierebbe dalle cose veramente importanti delle loro vite – e poi sono sicura che “DOPO” si chiederebbero “ma chi era questa? E perché l’abbiamo assunta? Ma soprattutto che VUOLE??”
Forse sono una delle poche che crede ancora di valere di più come lavoratrice che come “amante” e vorrei solo che mi fossero riconosciuti i meriti che credo possedere, ma soprattutto farebbe comodo un po’ di chiarezza e di trasparenza all’interno delle aziende – del tipo chi fa cosa.
Ma certo, dimenticavo che siamo in Italia – l’intero Paese è governato in questo modo ridicolo, che cosa vogliamo aspettarci. …

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