Questo titolo mi è venuto in mente dopo i miei mirabolanti racconti alla collega S. sulla mia “predisposizione” a visitare le farmacie in ogni parte del mondo, non tanto perché sono sempre ammalata, quanto forse perché alla “farmacia” che mi porto sempre in ogni spostamento, chissà come mai mi manca sempre qualcosa.
Nella maggior parte dei casi devo trovare rimedio per le vesciche che affliggono i miei piedi super delicati e sensibili alle maratone nelle città visitate; ecco che quindi si presenta il problema del descrivere al farmacista di turno il problema riscontrato nelle varie lingue straniere. Per mia fortuna so esprimermi abbastanza bene in diverse lingue, ma per esempio il Francese non rientra tra queste. Ecco che quindi, durante il tour de force a Parigi mi si presenta il problema bolle sui piedi stanchi da km macinati nella Ville Lumiere…. Si perché la Metro è comoda, ma si perde tutto il bello. Che fare se non si parla la lingua? Semplicissimo, si va in una delle numerose farmacie presenti e si fa vedere al commesso il problema, il quale decreterà che si tratta di una “Ampoule”, che si andrà ad aggiungere al mio misero vocabolario.
Per la cronaca, “Ampolla” in spagnolo, “Blister” in Inglese, “Blase o Blister” in Tedesco.
Ad Amsterdam nel 1988 e Barcellona nel 2002 mi ricordo che ebbi lo stesso inconveniente: il “piede d’atleta”; se in Olanda non sapevo assolutamente cosa fosse e come si chiamasse in nessuna lingua (Athlete’s foot in Inglese, N.d.r.) e mi dovetti togliere la scarpa per deliziare il povero farmacista con una visione davvero poco felice, in Spagna andai spedita in farmacia, forte del mio spagnolo, salvo poi sentirmi spiegare tutto il metodo di applicazione della crema in Catalano (non esattamente comprensibilissimo).
Sempre in Spagna, in un viaggio mentre ero incinta, mi ricordo che, complice l’aereo e le camminate, alla sera mi ero ritrovata le gambe gonfie come zamponi, mai successo durante tutta la gravidanza. Il problema era che le caviglie mi erano diventate blu, soprattutto dove le calze avevano l’elastico. Mi spaventai parecchio e decisi di affidarmi alle cure di un giovane farmacista, che alla vista delle mie caviglie decise per una terapia d’urto con una crema contro le trombosi (trombosis). Per mia fortuna il tutto si risolse quella stessa notte, evitandomi il ricovero coatto in ospedale.
Da quando c’è mio figlio, la “farmacia” di viaggio ha assunto delle dimensioni degne di un pronto soccorso, non volendo trovarmi mai nella vita con il problema di un bimbo ammalato in qualche punto non precisato del globo.
In Irlanda è successo che all’arrivo mio figlio si beccasse una brutta tosse (NDR: viaggiando sempre in low cost, con il solo bagaglio a mano, i liquidi sono proibiti – si cerca quindi di evitare ogni possibile boccetta di qualsiasi fluido). Ecco che al farmacista chiedo un “Baby’s cough syrup” e mi sento domandare se per “dry” (secca) o “PRODUCTIVE” (produttiva???).
In Svezia, Patria del cibo condito e pesante, ci ritroviamo con dei seri problemi di digestione, decidiamo quindi di recarci in Farmacia, che a Stoccolma hanno l’aspetto di uno studio medico asettico e ordinato. Non sapendo per nulla lo Svedese, mi lancio con il nome del medicinale, sperando fosse noto a tutti gli appartenenti alla categoria dei farmacisti: “Alka Seltzer” – la tipa mi ha capito....gran popolo i Nordici!
lunedì, marzo 08, 2010
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1 commenti:
thx u very much, i learn a lot
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